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FORMAZIONE

È’ fondamentale approcciarsi al volontariato con una preparazione e riflessione adeguata. La conferenza desideriamo diventi il luogo di incontro , riflessione e valutazione del grande impegno che ci vede riuniti .
” Tante membra in un solo corpo… di Cristo ” .

Vogliamo invitarci reciprocamente a una introspezione PERSONALE del nostro essere cattolici, per riflettere su quanto e come siamo testimoni di fede nella nostra quotidianitá . Lo scopo di questo sforzo deve essere la spinta a rinnovarci nel servizio attraverso il continuo rafforzamento della nostra fede .

Ogni conferenza , in ogni parte del mondo , come si può evincere dalle numerose testimonianze delle riviste della S. Vincenzo , affronta il problema di formare confratelli e consorelle nel comune impegno a sfidare il difficile momento storico che viviamo , le incomprensioni dovute alle diverse indoli umane , il calo numerico dei membri per fragilitá o invecchiamento nonché la scarsitá di formazione iniziale o permanente .
Occorre impegnarci sempre a RINNOVARE il nostro servizio e ciò che lo sostiene , la fede appunto , con l’aiuto di ogni mezzo a cominciare quest’anno dal tema scelto e condiviso dal nostro padre spirituale e cioé : la CARITÀ E MISSIONE .

RICORDIAMO IN LUCA 10,7-16 l’invito ai 12 a non rimanere chiusi ma ad aprirsi alla collaborazione altrui in seguito alla quale Gesù allargherà la sua missione ai 72 .
Ciò dimostra che la Chiesa stessa é un popolo organizzato , un corpo in cui il dono dell SS dona un’autoritá che deve essere SERVIZIO non dominio .
Ricordiamo in Pt 1,4-10 che ognuno deve vivere secondo la grazia ricevuta METTENDOLA AL SERVIZIO DEGLI ALTRI come amministratori di un molteplice grazia di Dio .
La condivisione in conferenza ci aiuterá attraverso il riconoscimento del carisma affidato ad ognuno dal Signore a rinnovarci e rinforzarci nel servizio al povero nella sua centralitá umana e ricordandoci come la caritá sia la via primaria per una vera evangelizzazione . Auguriamoci di apprezzare la vera opportunitá che Dio ci offre attraverso la San Vincenzo :

– essere memoria viva dell’esistenza , dell’azione e della caritá di Gesù – essere incarnazione dei Suoi gesti e dei Suoi comportamenti .

Occorre per fare questo che le nostre conferenze siano in grado di appassionarci abbracciando tutte le dimensioni della persona : umana , culturale , religiosa .
Prima di tutto nel rapporto tra di noi , rispettandoci, confrontandoci e amandoci e poi con l’altro attraverso il servizio .

Cercheremo dunque di vivere la Carità come missione attraverso la formazione di quest’anno in quattro argomenti :

      1. UNA COMUNITÀ DI FEDE E AMORE

  1. SPIRITO DI AMICIZIA E FRATERNITÁ
  2. SPIRITO DI PREGHIERA E SACRIFICIO
  3. SPIRITO DI POVERTÀ E CONDIVISIONE

UNA COMUNITÀ DI FEDE E AMORE .

La conferenza é la riunione dei confratelli e delle consorelle alla presenza di Cristo . Dunque é una vera comunità di FEDE , AMORE , PREGHIERA E AZIONE .
È essenziale che si tessa un legame spirituale e un’amicizia effettiva tra i membri e che venga definito un incarico comune al servizio degli sprovveduti e degli emarginati ( Nouvelle regole n. 3,3 ) .

Cioè dobbiamo creare tra noi una cultura di comunione che significa favorire un insieme di convinzioni , di atteggiamenti e di rapporti interpersonali che la promuovano .

Potremmo riassumere cosí gli obiettivi da raggiungere :

– attitudine a pensare insieme
– condividere l’impegno
– elaborare insieme i progetti dietro una corretta analisi dei tempi e del tipo di povertà del territorio
– adozione di opportune forme di intervento

Per fare ció occorre assumere una personale e diretta responsabilitá in base alla varietá dei doni che ci sono stati fatti e che abbiamo il DOVERE di mettere al servizio di tutti. Ricordiamoci sempre che ogni CARISMA é dono dello Spirito Santo e deve corrispondere ad una funzione esterna di servizio .

Cerchiamo di non ostacolare mai questo esternarsi del dono o rischieremo di ostacolare lo stesso SS e usiamolo invece per l’unico scopo per cui esiste : aiutare.

Chiameremo questa una CORRESPONSABILITÁ nella varietá di carismi e compiti e ci dovremo convincere che essa é fondamentale nella esperienza della vita vincenziana .
In latino ” conferre” ( da cui deriva conferenza ) é portare i pesi del fratello , cioè assumere incarichi per il bene e la utilitá comuni .

Chi non si mette in gioco , accogliendo la sfida della CORRESPONSABILITÁ , priva gli altri di una luce, fa abortire un senso che nessun altro può dare perché i carismi nessuno li possiede tutti e nessuno ne é privo del tutto .

Ricordiamoci sempre che dietro ad ogni servizio c’é Dio che chiama !!
E cosa se non questa adesione alla chiamata può essere migliore espressione di fede?

La CARITÀ trova dunque , nella vita della conferenza , la sua prima espressione del DONO DI SÉ , nel l’accettazione della pluralità delle esperienze e nell’impegno alla costruzione del gruppo- comunità .
Comunitá dove non c’é spazio per l’egoismo e la fraternità si fa legge di incontro e di comportamento .

Concludiamo dicendo che nella conferenza vincenziana NON CI PUÒ ESSERE SERVIZIO SENZA COMUNIONE! Ricordandoci sempre le seguenti parole :
” per amore fatevi servi gli uni degli altri” ( Gal 5,13 )

SPIRITO DI AMICIZIA E FRATERNITÀ .

La vita della Conferenza DEVE realizzare anzitutto l’amicizia cristiana tra i suoi membri .
Il beato Ozanam scrive in una lettera del 1834 :
” bisogna formare un’associazione di mutuo incoraggiamento per i cattolici , dove si trovino amicizia, sostegno , esempi …”
Dobbiamo ricordare che in questa realtá siamo legati da SCOPI COMUNI e che dobbiamo essere sempre alleati nell’esercizio della carità, prima di tutto verso i nostri confratelli , questo é il fondamento della nostra vocazione cristiana .
È come potremo sentire la fraternità del povero se non ci sentiamo fratelli fra noi?

CONFRATELLI E CONSORELLE che tali devono rimanere anche nel dissenso di qualche opinione , anche nella diversità del carattere e di atteggiamenti .
La vera fecondità della Conferenza dipende SOLTANTO da questa concreta esperienza di unione cristiana .

Se questa manca avremo una Conferenza morta che non potrà portare ai poveri il dono prezioso dell’amore , perché non lo possiede in sé .

Dunque ciò a cui miriamo é : COR UNUM ET ANIMA UNA .

L’amore è la PACE sono i beni che ci importa raggiungere e conservare .
Ricordiamoci che solo possedendoli questi valori possiamo darli ai poveri e che spesso questi valori sono molto più importanti delle miserie materiali .

Coltiviamo per non perderla e per incrementarla mai un sincera cordialitá cristiana e alleniamoci a mantenerla e irrorarla a partire dunque dall’interno della nostra Conferenza e tutto il resto della nostra missione avrà successo , con il dono della Grazia che il Signore ci donerà .

SPIRITO DI PREGHIERA E SACRIFICIO .

Abbiamo fino a qui compreso quanto la nostra Conferenza necessiti di Fraternitá e come questa richieda il reciproco rispetto e la comprensione dei sentimentI altrui , e soprattutto l’abbandono dell’ AMOR PROPRIO e delle resistenze che ci crea .

Abbiamo anche visto come tale stato di grazia non possiamo procurarcelo da soli ma lo possiamo ricevere da Dio attraverso la PREGHIERA , non solo con la PREGHIERA orale ma con lo spirito e la disposizione alla stessa.
Caritá senza preghiera viva e fiduciosa non funziona .

Preghiera non come dire e chiedere ma anche come ascoltare ed essere disposti a ricevere , come meditazione e dialogo con la Veritá che redime .
Alla preghiera segue lo Spirito di SACRIFICIO , che deve rimanere LIBERO , VOLONTARIO E GENEROSO .

Per sacrificio si intende non solo la generositá materiale nelle offerte ma soprattutto il dono delle proprie energie nell’attivitá e nell’affetto con cui le attivitá stesse devono essere svolte .
Necessitiamo di vero e proprio zelo e lá dove venisse a mancare si deve essere i primi ad incoraggiare i fratelli nei momenti di tiepidezza , supplire agli assenti e agli infermi e venirsi incontro in ogni necessitá all’interno della conferenza .

Vivere il servizio solo individualmente ed indirizzarlo all’esterno della nostra comunitá non é sufficiente , ció che é necessario comprendere é che senza la corresponsabilità il servizio si svuota dei suoi valori potenziali .
Senza il concorso di tutti i carismi donati da Dio e distribuiti tra noi la caritá perde la sua efficacia e senza la spinta di amore si perde la ” logica del servo ” che Dio ci ha insegnato , cioé la logica di colui che offre sé stesso in modo disinteressato e gratuito.

Chiediamo nelle nostre preghiere di esercitare ognuno il proprio ruolo come servizio e mai come autoritá , ma disponiamoci con il cuore ad allontanare tra noi i sentimenti di sospetto e diffidenza che solo minano la coesione e la funzione spirituale stessa della nostra fede .

SPIRITO DI POVERTÁ E CONDIVISIONE.

” I membri della Societá sono uniti dallo stesso spirito di povertá e di condivisione” ( Nouvelle Regle , n. 3.13 )

Parliamo non solo di povertà economica e sociale ma anche di una povertá come DISPOSIZIONE INTERIORE .
Povertá che affonda le sue radici nel Vangelo , che investe profondamente la coscienza del cristiano , che lo mette in rapporto diretto con Dio mettendo in discussione tutta l’esistenza terrena in prospettiva dell’eterno e che segna in modo determinante il nostro apostolato caritativo di vincenziani .

Ecco dunque come tale spirito di povertá diventa uno spirito di CONDIVISIONE e partecipazione che ci spinge alla solidarietá per il bene comune .
Chi quindi decide di condividere ogni forma di povertá materiale, spirituale, morale , deve porsi in termini di paritá , partecipare cioé alla vita altrui e renderlo partecipe della propria , accettando e offrendo allo stesso tempo aiuto .

Il beato Ozanam sosteneva che é impossibile curare la miseria senza entrare in dialogo con i miseri e se non si é a nostra volta COSCIENTI DELLA PROPRIA PERSONALE POVERTÁ , anche solo perché accogliamo la comune condizione umana di fragilitá e debolezza, di peccato e di morte .

Benedetto XVI afferma che occorre riscoprire la SOBRIETÀ E LA SOLIDARIETÁ quali valori evangelici e universali .
Cioé bisogna fare ciò che scrive san Paolo ai Corinzi ” fare uguaglianza” , riducendo il dislivello tra chi spreca il superfluo e chi manca del necessario.

Bisogna con la Chiesa rivalutare l’esigenza dal distacco delle cose materiali e il primato delle ricchezze dello spirito , dice sempre Benedetto XVI .

Il vincenziano si muova dunque verso l’altro ( il bisognoso ma anche il mio confratello ) attraverso un processo dinamico che ci impedisce di stare fermi , che non accetta distrazioni , chiacchere o perdite di tempo, ma esige atti concreti , gesti e comportamenti che ne facciano uno STILE DI VITA , UNA CULTURA , UN MODO DI AGIRE QUOTIDIANO .

Ecco uno dei pilastri del carisma vincenziano:
PENSARE POVERO , PARLARE POVERO , POSSEDERE POVERO .

Pensare povero significa costruire un pensiero da servo e da stratega , mai di sopraffazione del fratello .
Significa mettersi dalla parte dell’ultimo , avere il coraggio di ammettere i propri torti , significa mettersi in ginocchio per primi , ANCHE SE IL FRATELLO NON HA RAGIONE ! . Solo cosí puoi cambiare te stesso e salvare il mondo, come la Croce insegna .